sabato 2 luglio 2011

Sono tre le regole che d'ora in poi saranno seguite. Tre semplicissime regole che, se giustamente assimilate e digerite, possono rendermi l'esistenza migliore. Tre semplici regole che mi imporrò di imparare:
NON INNAMORARMI
NON FARMI COINVOLGERE MAI PIù DAI PROBLEMI DI VITA DEGLI ALTRI
NON CREDERE PIù CHE NULLA SIA IMPOSSIBILE
Tre semplici regole.

domenica 19 giugno 2011

Potevo diventare una persona migliore. Lo sono stato aprendo il mio cuore e mettendomi a completa disposizione. Ancora una volta il mondo si è preso ogni mia buona intenzione, ogni mia nuova speranza; e l'ha schiacciata, distrutta, disillusa. E vedo che una piccola luce, tornata da poco ad illuminarsi in questa buia strada, si sta di nuovo affievolendo...

lunedì 13 giugno 2011

... E' che mi perdo nei tuoi occhi. Che adoro la tua voce. Che amo il modo con il quale mi guardi. Che mi ecciti quando mi baci. Che provo dolore quando parli del tuo passato. Che provo rabbia verso chi ti ha trattato come un animale. Che provo un buco allo stomaco ogni volta che dici quelle parole. Che colmo quel buco ogni volta che sorridi... Non so cosa tu mi abbia fatto, ma ormai l'hai fatto. Sei entrata dove altre nemmeno hanno lasciato un segno. Hai trasmesso una passione sopita da tempo. Hai riacceso una fiamma e una voglia di ricominciare che avevo spenta per sempre. Sei entrata in punta di piedi nella mia vita dandomi nuova linfa, nuova voglia. Ricordandomi che c'è sempre un altro punto di vista. Una diversa prospettiva. Sei entrata e ora vorrei che tu non ne uscissi. Ti prego, non scappare...

mercoledì 1 giugno 2011

Io non so cosa sia giusto o sbagliato. Cosa sia corretto o scorretto. Cosa sia meglio, se l'egoismo verso se stessi o rimanere disilluso ogni volta da tutti coloro che ti circondano. Non so se sia meglio soffrire o far soffrire, se essere fregati o fregare. Non lo so più. Non so più molte cose. So solo che parlo meno e faccio di più. So solo che il non frequentare più certe persone mi ha reso diverso. Meno apatico, angosciato, pessimista. Forse anche la parte più buona e comprensiva stavolta è stata scalfita. So che forse quel 12 gennaio ha chiuso per sempre una pagina della mia vita. Ma va bene. E' giusto così. E mi merito quello che ho. Ora cammino senza sentire la pesantezza della vita.

lunedì 23 maggio 2011

... e quando finalmente capisci che tutto è finito allora accetti la realtà per quello che è. Non sono i sogni, non sono gli ideali, non è il futuro. Solo l'ipocrisia di un presente destinato a rimanere tale. Che senso ha tutto ciò? Non trovo onore nel sopravvivere, ma vi trovo l'unica via. Il treno, il mio treno sento che già è passato. Segnali che solo ora capisco, solo ora comprendo nel loro più profondo significato. Non volevo diventare come loro, l'ho sempre rifiutato. Non era questo che aspiravo per me, non era questo che speravo per me. Il credere di essere l'unico del mio genere mi ha fatto diventare più ovvio e comune di tutti voi. Non permetterò a me stesso di lasciarmi andare come in passato. Non ho più voglia di combattere, di litigare, di arrabbiarmi. Non ho più la giusta cattiveria per affrontare le cose come vorrei. Diventerò come voi, come loro, come tutti. E'stato inutile illudersi di poter diventare quello che mai diventerò. Accetterò nel migliore dei modi la peggiore esistenza che potevo aspettarmi. Alla quale non ho mai ambito. E cala la notte fuori e dentro di me.

domenica 22 maggio 2011

Che cosa siamo nati a fare se non per amare? Cos'è più importante? Lungo la strada della vita spesso si incontrano persone che entrano ed escono nella vita stessa senza che diano un perchè, senza un vero motivo. E noi passivamente subiamo questi incontri che alla lunga ci cambiano dentro e modellano il nostro carattere come se fossimo creta da plasmare. L'amore migliora, l'amore fa sparire, l'amore crea, l'amore distrugge. Emoziona nel modo più profondo che si possa fare. L'amore rende liberi di amare. L'amore passa e io sto qui, aspettando che un giorno quel sentimento di cui forse troppo spesso ho abusato, torni e possa rendermi di nuovo libero.

venerdì 20 maggio 2011

E poi un giorno succede quella cosa che cancella il sorriso dal viso, che alza la coperta della paura e che rende tutto così terribilmente reale. Si ha il tempo di capire quanto niente si è davanti alla fragilità dell'esistenza. E che la solitudine è una condizione imprescindibile dell'esistenza stessa. E tutto non può che cambiare. E tutto non può che far riflettere. E tutto si fa buio nella continua ricerca di un po' di luce...

domenica 15 maggio 2011

Buco

Noto con piacere che finalmente va tutto bene. Sto bene. Non racconterò del perchè io mi senta bene, basta sapere che tutto sembra andare per il giusto verso. Per una volta, la ruota gira e gira nel senso giusto. C'è solo una cosa che macchia questo momento, che rende l'animo triste ed ogni mia risata amara. Manchi tu. Manchi solo tu. Non hai ancora un nome, non hai ancora una nazionalità. Non hai ancora colore di capelli, non hai ancora un taglio degli occhi. Non hai ancora le mani, non hai ancora il seno. Non hai ancora un sorriso, non mi hai ancora mostrato il tuo pianto. Non abbiamo ancora fatto l'amore, non ti ho ancora detto che ti voglio bene. Non ti ho ancora portato al mare. Non ti ho ancora conosciuta. Nella mia anima c'è un buco. Va tutto bene, sto bene. Ma ti sto aspettando. Non ho ancora perso la speranza di trovarti. Non ho ancora rinunciato a dare un senso a ciò che sono. Non mi sono ancora lasciato totalmente andare. Nella mia anima c'è un buco. Nella mia anima c'è un buco. E io sto sto ancora aspettando.

mercoledì 11 maggio 2011

Insensibilità

Non provo più vergogna a sentirmi un po' più cretino e superficiale. Non provo più vergogna a sentirmi in colpa sempre per tutto e tutti. Non provo più vergogna a chiedere aiuto. Non provo più vergogna a non dovermi per forza fidare di qualcuno. Non provo più vergogna nel voler vivere a modo mio, secondo le mie regole. Non provo più vergogna a dire certe cattive verità. Non provo più vergogna a dire che non ce la posso fare. Non provo più vergogna a darmi del pirla quando lo merito. Non provo più vergogna nello sbagliare. Non provo più vergogna nel voler evitare certe persone e situazioni. Non provo più vergogna, invece, nel voler provare nuove esperienze, visitare nuovi luoghi, provare nuove cose. Non provo più vergogna. E non capisco se, per me, è un bene o un male.

domenica 8 maggio 2011

Fingere

Nella concezione di un mondo normale va tutto perfettamente bene. Personalmente, è tutto un altro discorso. Viviamo nel riflesso di noi stessi; sopravviviamo a qualcosa che non ci appartiene ma che abbiamo; che vogliamo fortemente e non godiamo come dovremmo. Un palcoscenico ricco di maschere e con fasulli effetti speciali. La vita. Fingere e recitare. Fingere e recitare.

martedì 3 maggio 2011

Nonostante tutto

Nonostante tutto non mi posso lamentare. Nonostante tutto qualcosa è cambiato. Nonostante tutto mi spiace che perderò persone care fino a poco tempo fa. Nonostante tutto, questo misto di egoismo e cattiveria mi spaventa un poco. Nonostante tutto va bene così. Nonostante tutto adesso mi va bene così. Nonostante tutto, faccio i cazzi miei.

lunedì 25 aprile 2011

Reset

Qui c'è bisogno di dare una svolta. Di tagliare con certi legami col passato. Di rischiare come mai è stato fatto. Di evitare di compiere certe azioni. Di far tacere quella voce che viene da dentro, dall'Io più profondo. Di urlare la propria frustrazione ed il proprio malessere. E' ora di darsi una mossa. Azzerare. Resettare. Reset.

domenica 17 aprile 2011

Sbagli

Dire che tutto va bene sarebbe troppo... Ma non posso nemmeno dire di stare male. Insomma, se ripenso a certi fatti accaduti dalla fine dello scorso anno ad ora posso solo dire che le cose sono migliorate. Radicalmente. Fino a qualche mese fa ero un giovane laureato che sistemava giocattoli in un ipermercato del cazzo; ora metto mani su un impianto chimico. Uno vero. Non quelli che per anni ho studiato sui libri o disegnavo con risultati davvero imbarazzanti. Ora metto mano personalmente su programmi informatici che controllano temperatura, pressione e portate di tonnellate di prodotto. Ho a che fare con sostanze più o meno pericolose. In un certo senso, faccio il mio mestiere. Anche se è una mansione che per anni ho cercato di evitare. Operatore d'impianto, perchè operaio lo trovo un termine troppo riduttivo. Principalmente l'ho sempre voluto evitare per paura, per timore di non essere in grado di capirne il funzionamento e di affrontarne i problemi che ne potrebbero derivare. Non è una novità che le responsabilità, quelle vere, mi hanno sempre spaventato. Ho sputtanato storie perchè avevo paura che potessero funzionare davvero. Ho evitato, appunto, di cercare lavoro come operatore d'impianti per paura che potesse essere davvero quella la mia strada. Ho cancellato persone molto importanti perchè non accettavo il rapporto che avevo con loro. Ma ora basta, ora le cose diverse. Ho perso la capacità di tirarmi indietro quando le cose si fanno serie. Sto imparando ad accettare che le cose non vanno sempre come vorrei, come andrebbero nel mio bel mondo ideale fatto di rispetto e armonia. Sto imparando a tacere, a non cercare sempre lo scontro frontale solo per una mia giustissima idea, una mia convinzione. Sto imparando che le persone vanno lasciate libere di sbagliare, come d'altronde ho sempre sbagliato pure io. Sto imparando che non sempre dalle cose negative nascono disastri. E sto imparando che non è più tempo di vivere chiusi in se stessi in attesa che il mondo migliori. Non ne ho il tempo. Sto imparando che merito di più, sempre. Sto imparando che gli sbagli sono importanti. Sono gli sbagli, o le scelte all'apparenza diversamente giuste, che permettono di capire come poter vivere meglio. Ed io sto imparando, di nuovo, e forse per l'ultima volta, da capo. E come si dice, sbagliando si impara.

sabato 9 aprile 2011

Vedere

Ho visto cosa vuol dire essere un operaio. Ho visto cosa vuol dire vivere con 1500 euro al mese per mantenere la famiglia. Ho visto cosa significa credere di sapere quando in realtà non sai proprio un cazzo. Ho visto cosa sono le responsabilità, e le conseguenze che vengono pagate se si sbaglia. Ho visto, e provato, la fatica nel dover cominciare di nuovo tutto da zero. Ho visto l'ignoranza, la cattiveria, il menefreghismo verso i propri colleghi. Ho visto come piccole cose possono renderti la giornata migliore. Ho visto, e sentito, il sudore e la fatica. Ho visto che a volte però va bene così. Ho visto che a volte fa proprio tutto schifo. Ho visto la mia iniziale paura diventare una sicurezza; un modo per rimanere sempre attenti e vigili. Ho visto che devi essere come loro, che devi omologarti. Ho visto che il rispetto te lo devi guadagnare. Ho visto che la felicità non è di questo mondo, ma l'amore potrebbe esserlo. Ho visto che i soldi non ti rendono felici; ma cazzo quanto possono aiutare. Ho visto che non si può essere sempre perfetti e pignoli nel lavoro. Ho visto che essere perfetti e pignoli nel lavoro a volte può salvarti la vita. Ho visto tante cose, in questa prima settimana. La  mia prima settimana di lavoro nel posto che ho sempre cercato di evitare e che ora riconosco come unica possibilità di crescita a livello personale e umano. Ho visto che ce la posso fare.

mercoledì 30 marzo 2011

Obiettivi

E la chiamata, finalmente, arrivò. Da martedì prossimo non sarò più unemployed. Ammetto di essere una miscela di stati d'animo: impaurito, eccitato, speranzoso. Ma soprattutto so che è l'ultima possibilità che ho per trovare il posto nel mondo. Un lavoro non deve essere la priorità di nessuno, ma un buon lavoro può gettare le basi per quella cosa che cerco da quando ho quindici anni. L'indipendenza. So che potrei farcela benissimo. So di volerlo tantissimo. Perchè a differenza di tante fighette che mi circondano, io sono una persona forte che ha tutte le possibilità per riuscire a fare quello che vuole. inoltre potrò utilizzare questo periodo di stan by come memoria di come io stia quando non ho uno scopo, un senso. Un obiettivo. Obiettivo. O meglio, obiettivi. Perchè finalmente ho ritrovato dopo molto tempo una parte di me. Quella chiamata ha risvegliato in me nuova voglia di fare, di provare. In questi ultimi mesi molte persone mi hanno deluso. Molti amici mi hanno aiutato a capire con i loro comportamenti che non posso più permettermi di stare fermo e aspettare. La chiamata di oggi ha dato il via ad un processo che a meno di tragedie mi porterà a pensare, a vivere ricordando che ogni giorno è importante. Che ogni giorno vale la pena di provarci. Sono stato umiliato, messo da parte. Ho mandato giù la giusta merda per imparare che io non sono, e sarò, mai così. Questo nuovo inizio, che voglio vedere nel miglior modo possibile, nel modo più positivo possibile, deve rappresentare quel nuovo inizio che da tanto aspetto. Mi auguro che vada tutto bene, perchè non posso più permettermi di sbagliare o di "sbandare". Obiettivi. Ne ho diversi su svariati fronti. E so che alla fine ce la farò. Riuscirò a fare tutto. E tu, parlo proprio con te, so che riuscirai anche passare questa operazione. Poniti come obiettivo stare bene e venirmi a trovare per farmi gli auguri per il nuovo lavoro. Questo deve essere, ora, il tuo obiettivo.

domenica 27 marzo 2011

Voi

Anche oggi non è che abbia troppa voglia di scrivere. O abbia cose da raccontare. O meglio, qualcosa ci sarebbe ma, siccome certe cose è meglio non dirle, mi taccio e proseguo. In due parole, sono incarognito da morire e nervoso come uno psicopatico. Mi sta tutto sui coglioni, sono insofferente verso certe persone e verso determinate situazioni più del solito. Ho riscoperto una certa invidia verso ciò che, almeno per ora, mi posso solo sognare, che nemmeno a tre anni avevo. Quando volevo la macchinina del mio compagno di scuola. Ma non conta, a quei tempi la cosa più intelligente che sapevo fare era non cagarmi addosso, si poteva anche accettare un certo senso infantile di invidia. Ma ora no. Non più. Sono grande, sono un adulto. E ci sono cose che potrebbero anche peggiorare. Riguarda lo stato di salute di una persona a cui tengo molto, al quale con queste stupide righe dedico un grande in bocca al lupo. E poi il proseguo del silenzio da parte di coloro che potrei considerare come i miei capi, i miei datori di lavoro, di un futuro. A breve avrò anche un piccolo e semplice esame di inglese per poter certificare che almeno una frase di senso compiuto potrei riuscire a costruirla. A tradurla. Inglese. Sarà da qualche mese che faccio questo corso di inglese, ma non l'ho mai affrontato come avrei dovuto. Come avrei voluto veramente. Forse un po' me ne vergogno; come se ci si dovesse vergognare di ammettere di non sapere qualcosa e fare qualcosa per imparare, vista l'ignoranza che dilaga nel mondo. Leggo dei bei libri, a mio modo studio di nuovo qualcosa come ho appena detto. Insomma, che senta inconsciamente  la mancanza dell'Università? Ci può stare. E poi si sa che io son fatto così: nei momenti, come dire, un po' da "taglio di vene" io tendo, consapevolmente o meno, a recuperare quelle cose, quelle persone che invece con tanto impegno ho allontanato ma che nel loro piccolo erano delle certezze. Dio come mi mancano quelle certezze ora. Come se, nel momento più bello, invece che andare avanti io tornassi indietro. In molti vanno avanti per mesi a fare cose, a frequentare qualcuno o qualcosa pur sapendo di non avere un futuro con essa/o. Dovrei imparare ad essere anche io così, essere meno impulsivo e meno drastico nelle decisioni. Senza dover tornare indietro dopo mesi calpestando comunque la dignità e l'amor proprio. Belle parole, ma inutili; tanto non lo capirò lo stesso. A modo mio, sono ipocrita e meschino esattamente come tutti Voi. Anzi, "senza a modo mio". Sono esattamente ipocrita e meschino come tutti Voi. Un po' falso, un po' opportunista. Sicuramente egoista. E, purtroppo o per fortuna, nei prossimi post ve lo dimostrerò. D'altronde, chi sono io per non poter sbagliare come Voi?.... Esattamente come tutti voi.

giovedì 24 marzo 2011

Richiamo

Mai, e dico mai, risvegliare certe voglie. Certi sogni. Potrebbe essere deleterio per chi non può, o semplicemente non ha la possibilità di realizzarli. E arriva a non accontentarsi più di ciò che ha. Di ciò che lo circonda. Ed inizia a non sopportare più quelle piccole cose che normalmente non noterebbe. Lascerebbe correre perché non si può vivere da soli. E' esattamente quello che sto provando io ora. Condita dal fatto che chi mi circonda fa di tutto, consciamente o meno, per farmi girare le balle. Con la conseguenza che poi mi incazzo, mi isolo, sparisco e poi non chiedetevi il perché. Discorsi astratti, ma nemmeno troppo, stasera. E questa condizione di disoccupato perenne certo non aiuta il mio sistema nervoso a stare tranquillo. Insomma, io ci provo davvero a migliorare, a capire tutto e tutti. A sopportare, ad essere il più corretto possibile. A non sclerare quando la stupidità della gente diventa evidente; quasi imbarazzante. Ma mi sto seriamente rompendo i coglioni. E stavolta, semmai dovessi cedere come in passato, che si sappia che non sarò io a stare male. Ecco, dopo queste belle parole inutili e senza un vero motivo per le quali esistere, mi infilo nel culo un po' di buonsenso e buone intenzioni trascinando fuori dal più profondo di me stesso quella cattiveria che una volta (si, una volta) mi rendeva non certo felice, ma almeno insensibile al mondo. Cercando nel frattempo di ignorare per quanto possibile il richiamo della terra dal quale tutto è partito. Dalla quale l'umanità è partita. Ma ora, malinconia, rabbia e sigarette.

martedì 22 marzo 2011

(senza titolo)

Se c'è una cosa che ho da sempre apprezzato del mio carattere è la capacità di adattamento e la sostanziale potenzialità di ricominciare sempre da capo. Non ho molta voglia di scrivere, anche perché non ho molte novità da dire. Il mondo sta andando a troie tra guerre più o meno legittime e inquinamenti radioattivi che solo gli illusi credono di poter non vivere sulla propria pelle. Mi son rotto le palle di aspettare. Aspetto un lavoro, aspetto delle risposte, aspetto tutti. Ora mi prendo qualche giorno per me in attesa di ricominciare di nuovo, da zero, a lavorare. E poi vediamo. Salteranno delle teste e si cambierà qualcosa. Oggi mi gira cosi, fanculo.

sabato 19 marzo 2011

Primavera

E' arrivata la primavera. Lo sento nell'aria, lo sento sulla pelle. Lo vedo nel cambiamento che molto presto avverrà dentro e fuori di me. Lo sento nelle voci che viaggiano dentro di me consigliando alle mie due parti che delle due se ne deve andare. Ma arriviamo al concreto. La bella notizia e che con tutta probabilità tornerò ad avere presto una lavoro. Un lavoro in una ditta chimica. Un lavoro che, in teoria, sarebbe bellissimo. Già, in teoria. Perchè le cose non vanno mai come si vorrebbe. E non lo dico per il mio perenne senso di insoddisfazione. Una mansione che non mi appartiene, dalla quale so che non potrò migliorare, o cambiare. A meno di un licenziamento; le regole, la ditta, le ha dichiarate chiare. Ed io ho accettato. La verità è che è sempre tutto così fottutamente difficile e così poco gratificante. Così fottutamente leggero, superficiale. Ma stavolta ho intenzione di prendere le cose diversamente. Per prima cosa provare, si sa che non sempre le cose vanno così male come si teme. E nel caso, adeguarmi perchè lo stipendio fisso al mese a queste condizioni non fa poi così schifo. Ma cosa più importante, nel momento in cui arriverò ad accettare un lavoro simile, una parte di me diventerà completamente ostile a certe favoritismi, a certe persone. A certe situazioni. A certe persone. Arriverò veramente a non sopportare più non le ingiustizie, ma quello che queste provocano agli altri ed i vantaggi che sempre questi vanno a guadagnare. Forse sarà invidia, ma non sono perfetto. Non l'ho mai detto. Mi conosco, e questa situazione o mi farà crollare del tutto o mi cambierà radicalmente. E non saranno lasciati superstiti per strada. Perché se a 26 anni finalmente ho capito che la vita è una merda, che puoi impegnarti finché vuoi, puoi piegarti finché vuoi e puoi essere onesto e corretto finché vuoi ma, se nasci niente così rimani per sempre, bé, allora preparatevi. Perché conosco le mie reazioni quando il cambiamento non è più una scelta personale ma un'esigenza ambientale. Perché conosco quanto sto male dentro nel vedere che mi passano davanti stronzi che non valgono nulla. Perché conosco quello che penso quando raggiungo la consapevolezza che la merda è ovunque, e gli stronzi che la cagano non sono poi così lontani. Detto questo, la mia fortuna, o sfortuna, è che comunque sono una persona principalmente sola, senza legami fissi, senza particolari vincoli personali. Quindi sarà tutto più facile ricominciare di nuovo da zero, con un nuovo lavoro, nuove idee, nuove persone. Il difficile lo ritroverò nell'instaurare nuovi rapporti, perché vuoi per motivi di età, o semplicemente interessi, quella gente non centra nulla con me. Ma voglio vedere lo stesso questo cambiamento come un cambiamento generale anche in questo campo. Io devo essere meno selettivo. Meno riflessivo e più pratico. La solitudine è una condizione mentale e fisica che va contro natura. E come tale va accettata e, nel mio caso, migliorare questa situazione è ora un obbligo, non una scelta. Come d'obbligo è l'idea di lasciare la propria casa, staccarsi dall'unica cosa che oggi è una certezza. La famiglia. Ma questa è un'altra storia.

sabato 12 marzo 2011

Verità

Forse parlare delle mie solite cazzate, ansie e nervosismi sarebbe fuori luogo vista la tragedia capitata ieri dall'altra parte del mondo. Di cui non parlerò non perché non abbia cose da dire, ma perché reputo ogni lettore di questo post in grado di informarsi, valutare ed avere un opinione al riguardo. O semplicemente rimanere allibito come me. Comunque, fatta questa premessa "morale" andiamo a raccontare un paio di fatti di vita reale. Ci sono buone notizie sul fronte lavoro. Devo fare solo le visite mediche che conto di passare (anche mentendo) senza troppi problemi. Proprio oggi festeggio il felicissimo anniversario dei due mesi di disoccupazione. Due mesi lunghissimi ma devo dire, sorprendentemente, utili. Ho avuto modo di farmi, in un certo senso, le ferie. Ho pensato, e tanto. Ho riscoperto vecchi sogni e ritrovata nuova voglia di fare. Nuova forza. Nuove priorità. Ora devo solo ritrovare un po' di sana cattiveria e quella punta di egoismo per poter ricordare a me stesso e al mondo che non sono affatto la brava persona che tutti pensano. E poi ho capito che per molto, ma molto tempo ho sempre puntato in basso. Confondendo troppo che in certi casi non ci si deve mai accontentare. Come nel caso delle amicizie, nella ricerca una compagna. Ed ho capito anche che sono troppo maturo e intelligente per fare certe cose, per provare certi squallori. Ero vecchio a quindici anni, a venti##### non posso certo pretendere di voler fare il giovine. Ho riscoperto il piacere della lettura, quelle letture forti, crude, reali a cui tanto sono legato. Quelle letture che fanno piangere l'anima. Ho finalmente fatto un favore a me stesso facendo attività utile sia al corpo che alla mente frequentando con costanza e convinzione la palestra. Senza mai eccedere o fare cose sbagliate. Insomma, due mesi che tutto considerato non butterei proprio via. Ora ho in mente determinate cose, ma aspetto di iniziare il lavoro. L'aver capito certe cose per ora mi basta. L'aver in parte accettato senza troppi compromessi questa esistenza cosi vuota, cosi ridicola per ora non sembra pesarmi più di tanto. Certo, ci sono gli alti e bassi. Ma chi non li ha? La verità è che va bene cosi; sarà una frase fatta ma sono fortunato. Sono fottutamente fortunato. La verità è che nonostante non sia un pirla, ho ancora molto da imparare. La verità è che le persone sono una merda sempre e comunque. La verità è che sono indifferente a ciò che succede intorno a me pur sentendo un nodo allo stomaco ogni volta che sento di una tragedia. La verità è che mi amo e mi odio come solo io so. La verità è che solo io mi capisco, conosco le mie paure. La verità è che solo io so cosa mi rende davvero felice. La verità è sapere di contare davvero per qualcuno senza bisogno di sentirselo dire. La verità è ironia. La verità la conosco soltanto io.

mercoledì 9 marzo 2011

Rathebe

"Mai, nemmeno nei miei incubi più cupi e più lugubri, avrei immaginato di assistere a tale orrore. Che cosa stava succedendo al mio paese? E contro quelle bambine indifese... Non avevano figli, loro? Non avevano un cuore, nè amore paterno? Erano davvero umani?"
* * *
"Aprii con cautela le gambe della piccola Aisha e scoprii la carne viva, rossa e insanguinata. Era stata infibulata, proprio come me. Quando il primo arabo era entrato con forza dentro di lei, l'aveva squarciata."
* * *
"<Prima di andarsene, ci hanno sputato e urinato addosso>, sussurrò Sumiah. <Hanno detto: 'Vi lasceremo vivere, cosi potrete raccontare alle vostre madri e ai vostri padri e fratelli quello che vi abbiamo fatto. Riferitegli questo messaggio da parte nostra: se rimarrete qui, accadrà lo stesso, se non di peggio, a tutti voi. E la prossima volta non avremo pietà'.>"
* * *
"I tre mi violentarono a turno, l'uno dopo l'altro. Dopo che il terzo finisce, ricominciano di nuovo. E mentre mi stuprano mi spengono le sigarette addosso e mi tagliano dappertutto. Vanno avanti così finché non perdo conoscenza. Quando mi risveglio sono sola nella baracca, raggomitolata in un angolo. Vorrei essere morta. Non c'è nient'altro che qualcuno può farmi. La mia vita è finita.
* * *
"Vidi mio fratello Omer, immobile. I suoi lineamenti accartocciati mentre si accasciava sulle ginocchia. Con le mani su afferrava la testa e si strappava i capelli. Si piegò ad abbracciare una figura morta. Le sue braccia strette intorno al corpo, il viso sepolto nella sua faccia e nei suoi capelli. Singhiozzava e ululava e tremava come un animale ferito. Caddi a terra anch'io. Aveva trovato mio padre, morto."

La bambina di sabbia, Halima "Rathebe" Bashir

Dopo aver letto queste righe, ogni vostro problema, ogni mio problema, scusate, ma è solo merda. Domani è un altro giorno, e la vita continua. Ma ora no, non ho proprio voglia di dire niente. Di scrivere niente. Domani è un altro giorno. Questo post lo dedico a tutte le donne, senza falsi moralismi. Soprattutto a queste donne.

venerdì 4 marzo 2011

Einstein

D'accordo che ho fatto dell'ironia, del sarcasmo, del prendere la vita scherzando (forse amaramente) la forza con la quale andare avanti. Ma stavolta si sta esagerando. Il motivo è presto detto: è un mese e mezzo che son senza lavoro e senza un perchè, uno scopo, che per me equivale ad una tragedia. Ho provato a non arrabbiarmi, a prenderla con filosofia (che poi io sta filosofia non lo mica mai capita). E infatti il risultato è stata depressione, malinconia, tristezza e, soprattutto, la riscoperta di un sogno. Un sogno che da sempre mi porto dentro, e che prima o poi, lo giuro, realizzerò. Quando avrò la possibilità di potermi finanziariamente permettere una cosa del genere. Quando effettivamente non avrò nessuna ragione per rimanere. Quando finalmente calerò la maschera e vivrò come realmente sento di volere e come effettivamente sono. Ma dicevo dell'ironia, del sarcasmo della vita. Già, l'ironia è che nel momento di massima caduta psicologica come da tempo non mi capitava arriva quella telefonata che tanto aspetti quanto odi. Quella telefonata che ti da una speranza, una nuova voglia. Una nuova forza di ricominciare. Quella telefonata l'ho sognata pure di notte: si sa che l'ansia è la vera e unica compagna di vita. E' da sempre stato cosi. Quella telefonata mi ha dato per qualche secondo nuova linfa, un piccolo sorriso dopo giorni di logorante attesa. Quella telefonata ha stoppato con forza e cattiveria la rinascita in me del mio sogno. Forse non è ancora il momento, forse devo rimanere qui per un qualche motivo a me estraneo. Io non ho mai creduto veramente ad un Dio, o qualcosa di simile. E al destino rispondo con una grassa risata. Però devo accettare il fatto che se la vita è tutta un caso, un caos in continuo movimento, cosi dev'essere presa. C'è chi dice che siamo di passaggio, chi aspira in una nuova vita dove trovare qualcosa di magico, divino. Io ho una testa troppo "scientifica" per accettare qualcosa che non c'è, che non posso vedere o capire. Ma che alcuni sentono. Ma resta il fatto che qualcosa dietro ci dovrà pur essere; che sia una divinità o una teoria scientifica ancora misteriosa. Finisco questo inutile post con una frase che mi ha sempre colpito, che mi ha sempre dato da riflettere. Frase che, a torto o ragione, viene attribuita al grande Einstein: "Dio non gioca a dadi".

martedì 1 marzo 2011

Africa

Non ricordo di preciso quando è nata questa sensazione. Questo senso di vuoto, di insoddisfazione perenne verso tutto e tutti. Questo sentirsi fuori luogo sempre e comunque. Ho dimostrato molte volte che io mi sento estraneo a questo mondo. Mi sono chiesto spesso dove sbagliassi, cosa non capivo. Alle elementari non giocavo a calcio come gli altri bambini normali. Non andavo all'oratorio a vivere le esperienze di quell'età. Alle medie non uscivo con i ragazzi del quartiere. Alle superiori non ho mai sviluppato delle vere amicizie con le quali poter condividere vacanze, giochi, esperienze. All'Università non andavo alle feste del mercoledì sera. Insomma, io non mi sono mai veramente omologato a ciò che viene definita "la normalità". Ovvio, mi sono divertito lo stesso, ho coltivato e maturato amicizie anche se non in maniera veramente profonda. Ho avuto ragazze con le quali ho condiviso qualcosa che, però, non chiamerei amore. La verità è che ha sempre vinto quello strano senso di estraneità che provavo nel rapportarmi con il mondo. E mentre, inconsciamente, vivevo questa cosa nasceva una voglia, una curiosità, un sogno che mai come adesso sento battere dentro di me. Ho fatto una promessa a me stesso, perchè mai come ora sento urlare dentro la mia testa solo una parola. Solo una voglia. Un senso, un'emozione che spinge dentro la mia testa come mai è stato. Come un terremoto mi smuove le idee. Mi smuove l'anima. Una parola che evoca sacrificio fisico, spirituale e mentale. Forse l'unica cosa che oggi potrebbe darmi un senso. Farmi sentire vivo come mai lo sono stato. Un luogo, un continente che da sempre mi affascina. Mi spaventa. Mi stimola. Mi chiama. E stavolta potrei non ignorare quelle silenziose sillabe urlarmi dentro il cuore. Potrei rischiare come da sempre mi auguro di fare. Potrei piangere, e ridere, con la sincerità che spesso vado sbandierando in faccia alla gente. Il richiamo di una natura selvaggia. Il richiamo di una dimenticata umanità. Il richiamo dell'Africa...

lunedì 28 febbraio 2011

Delirioprimaverile

Sapete perchè è tanto difficile? Perchè ci metti un attimo a perderti ma una vita a trovarti? Perchè non c'è il giusto o sbagliato. Non c'è il bianco e nero. Non c'è il vero o falso. Non c'è il caldo e il freddo. Non c'è l'amore e l'odio. E' tutto molto più complicato di cosi. L'importante non è sentirsi forti se non lo si è. Ma crederlo di essere perchè questo, e solo questo, ti permette di sopportare la quantità di merda che ogni giorno, ogni fottuto giorno, ti arriva addosso. La ragazza, il lavoro, i soldi, le pretese, le sigarette, l'ansia... Tutta merda che ogni giorno ci ritroviamo a smazzare con noi stessi. I dubbi, le sfumature, le mezze verità, il tepore, la costanza insieme al perdono. Queste sono le risposte che cerchiamo. Ridi all'egoista, che invidierà il tuo vederti sorridere. Menti e abbandona l'ipocrita che solo cosi non ti giudicherà. Sii tollerante perchè un domani potresti essere tu quello "diverso" per qualsiasi cosa che non segua le normali regole di una "società civile".  Piangi davanti ad una donna, ad un amico; permettigli di capire cosa smuove e turba la tua anima. Sii dolce e spietato. Perdona ma non essere mai superficiale; non lasciar correre le cose belle ma soprattutto non dimenticare le cose brutte. Siamo solo il frutto delle nostre esperienze, delle nostre scelte. Impara a vivere, cazzo. Imparalo. Perchè quando capisci che tutto è passato sarà troppo tardi. Non buttare via il tuo tempo. Ne hai meno di quello che credi. E soprattutto fai del rispetto il tuo credo. Rispetta te stesso, le persone a cui vuoi bene, quelle che proprio non riesci a vedere. Rispetta il tuo lavoro in ogni sua forma. Rispetto sempre e comunque. Concludo questo delirio primaverile (tempo permettendo) dicendo che sto bene. Nonostante tutto, sto bene. Credeteci.

domenica 27 febbraio 2011

Riflessioni

La capacità che ho di farmi le menate da solo per poi trovare, sempre da solo, la giusta soluzione è incredibile. Peccato che poi non segua mai consigli che mi do per vivere bene. Io solo so perchè sono inquieto dentro e pieno di sbalzi d'umore manco fossi una donna incinta. La verità è che questa è la vita, fatta coi suoi pro e contro. Giusto o sbagliato. Vi, e mi, risparmio la filosofia spicciola della vita che si perde nei soliti bla bla e che non risolve nulla. No, oggi no. Oggi non sono preda di ricordi, malinconie, tristezze. Oggi voglio dimenticare per un attimo tutte le mie paure, le mie ansie. Voglio anche lasciar perdere i lati più oscuri, più brutti del mio carattere. Quella parte che non si vede, ma si sente. No, oggi no. Oggi voglio essere solo quello che sono quando fingo di ridere. Quando cerco di far ridere. Quando insomma abbozzo sorrisi ad un'esistenza che di per se non meriterebbe nemmeno un calcio nel culo. Perchè siamo sinceri, e forse un po' egoisti. Se non si sa apprezzare davvero ciò che si ha, ma cosa cazzo ho di diverso rispetto a un africano che non ha nulla per davvero? Mi spiego... A livello di vita, di sensazioni siamo uguali.  Tutto fa schifo e basta. La bellezza nella vita sta nell'apprezzarla. Ecco il problema, il mio problema. Uno dei tanti insomma. Saper apprezzare la vita nelle piccole cose. E mentre l'africano non ha nulla ma magari è più felice di me perchè apprezza tante cose, dalla natura all'amore per le cose, per la gente, io rischio di perdermi in tutto questo arrivando addirittura a chiedermi cosa sia realmente importante. Cosa sia in reale dal sogno. La vita dal surreale. A volte vorrei veramente fare il barbone a Genova, per capire cosa si prova a non avere nulla. Ad apprezzare per forza la vita nei momenti più difficili. Affrontare una sfida a livello spirituale, nella ricerca di quella cosa che possa rendermi almeno per 5 secondi felice. E che mi faccia ridere e sorridere come mai abbia fatto... Sapere il problema, arrivare alla soluzione e cagarsi addosso nell'attuarla è veramente una brutta cosa. Forse i fantasmi del passato non sono ancora spariti del tutto. Forse c'è ancora molto da camminare. Sicuramente la fine è molto lontana.

venerdì 25 febbraio 2011

Rita

Capita di uscire con persone che ormai non fanno più parte della tua vita. Ognuno sceglie la sua strada, ognuno vive le sue esperienze. Ma capita a volte che le vie si possano rincontrare, anche solo per una cena. Quelle cene che 90 volte su 100 fanno cadere le balle ricordando come si era. Forse anche un po' squallido. Però hanno la capacità di farti pensare, di farti ricordare. Ai momenti tristi, ai momenti felici. Ed è stato cosi, che discutendo, parlando e ricordando mi è tornata in mente quella lontana estate... Luglio 2002, Tirrennia. Vacanza coi genitori al mare. Io le odiavo. Odiavo andare via coi miei genitori. Mi sentivo grande, volevo fare le cose da solo. Volevo andare da solo. Dio solo sa come rimpiango ora quei momenti insieme. Entrammo nell'albergo dove venivo a forza trascinato in quanto volevo tornarmene a casa a chiudermi di nuovo nella mia  stanza a non vivere. Ma quel colonnello di mia madre riusciva con un solo sguardo a spostarmi fisicamente facendomi tacere. Ero vestito come uno zingaro: pantaloncini cortissimi che rimarcavano la mia condizione di "scheletro con la pelle" ed una tristissima maglietta dell'Inter di Vieri, numero 32. Ero veramente una tristezza da vedere. Eppure... Ci diedero la stanza e salimmo. Dentro di me pensavo che quella cosa non sarebbe durata per sempre, solo 15 stupidi e inutili giorni.Dovevo solo avere un po' di pazienza, e anche quella condanna sarebbe finita. Come mi sbagliavo... Arrivava la sera, ed essendo un villaggio si facevano i terribili "balli di gruppo". Ovviamente io cercavo di scappare il più lontano possibile da quelle cose. Un po' per non vomitare la cena nel vedere certi ballerini, miei compresi,fare i pirla tra il "coccodrillo come fa" e "la banana dov'è", un po' perchè realmenente odiavo, e odio, quelle cose. Ricordo di essere finito dietro l'albergo, nel posto più buio e isolato possibile. E li, in 2 minuti, il mio mondo stava per essere stravolto. In quel momento, in quel preciso istante è arrivata Lei. E mi spaventòpure visto lo spiccato accento a me sconosciuto e il vocione da donna di carattere. Ricordo ancora il suo saluto: "Ciao principe, come te chiami?". Io un po' per timidezza, un po' perchè non ci stavo capendo, ne vedendo nulla a causa del buio, cercavo una via d'uscita. Ma poi mi girai, e la vidi. Non voglio descriverla, voglio dire che era la cosa più bella che avessi visto fino a quel momento: i suoi ricci biondi e gli occhi azzurri come il cielo in quel momento non mi fecero capire più nulla. Si iniziò a parlare, mi disse che mi aveva notato per la maglietta di Vieri (da buona Laziale); si iniziò a ridere, parlando dei sui modi un po' bruschi nel dire le cose. Si iniziò toccarsi, scoprendo un mondo sconosciuto ad entrambi. Passammo giorni stupendi insieme, come mai avrei pensato di passare. Si formò anche un bel gruppo di amici, che tutt'ora sento anche se con quale obiettiva fatica. Lei mi diceva "te vojo bene" e io pensavo che non fosse giusto giusto, che quella cosa sarebbe durata solo 15 giorni e basta, che non era il caso. Da buon pirla quale sono,riuscii a rovinare tutto per qualche giorno. Paranoie, paure, ansie erano e sono i miei fidati compagni di vita. Ma con l'appoggio dei nuovi amici, e di altri svariati personaggi la riconquistai. E passai la vacanza più bella della mia vita. Al ritorno verso casa, piansi nel bagno dell'autogrill,  nella consapevolezza che non ci saremmo mai più visti ne sentiti. Non so se posso dire di aver amato, forse no. Ma era qualcosa di forte, di molto forte quello che mi legava a Lei e a ciò che siamo stati. Ho amato me in quel momento, ho amato il mare... La cena prosegue e ci si ricorda di quando a 16 anni ci si divertiva. O meglio, si era più spensierati. Ci si saluta, ci si promette di rivedersi chissà quando e alla fine si torna a casa esattamente come prima. Quella sera, poco prima di addormentarmi, posso dire di aver avuto per ben 5 minuti un sorriso scemo stampato sulla faccia. Ricordare quelle emozioni, sensazioni, luoghi e persone mi ha regalato uno spicchio di reale felicità, di vero amore. Di veri sentimenti. Ecco quello che davvero mi manca da molto, molto tempo. Mi sono addormentato con una malinconica felicità di ieri, ed una speranzosa tristezza del domani.

sabato 19 febbraio 2011

18-02-2001

Quante litigate in quell'ora di religione. Tu che insistevi nel sostenere la tua causa, e io sempre pronto a trovare mille appigli per attaccare ogni tua teoria. Mi sei stato sulle palle, ti ho pure sputtanato in giro e forse avrei voluto pure picchiarti. Ma a 15 anni non si capisce un cazzo. E tu questo lo sapevi molto bene. Non ho mai frequentato quel posto dove tutti i ragazzini del quartiere, invece, amavano venire. Ti vedevo solo qualche domenica al di fuori della scuola, e ti guardavo con disprezzo mentre facevi quello che amavi. Quello per cui avresti dedicato tutta una vita. Insistevi nel convincermi che c'è qualcosa di superiore, qualcosa di grande per il quale valga la pena vivere. Io lo chiamavo Dio, tu la chiamavi vita. Non lo capivo, non l'ho mai capito. Dopo le cose sono cambiate: io un'altra scuola, tu un'altra parrocchia. E da li è stato bellissimo, qualcosa è cambiato. Tu sei diventata una figura importante. Venivo a trovarti, mi consigliavi anche quando non volevo; anche quando non chiedevo. Mi dicevi che Lei mi piaceva, che ne ero innamorato quando io, forse per timidezza o stupida ingenuità, ignoravo quel sentimento. Tu l'avevi capito, tu l'hai sempre saputo. Mi davi una parola di conforto sempre. Sei stato a volte il genitore che mi rifiutavo di volere. Ma col tempo ti venivo a trovare sempre meno. Lei era diventato solo il ricordo di un giovane e prematuro amore. Iniziava per me un percorso difficile, traumatico, spaventoso. Le mie paure verso questa cosa mi frenavano, mi chiudevano in me stesso. Questa paura di non sapere cosa stesse cambiando, cosa stesse succedendo dentro e fuori di me. Paure su paure. Questo senso di vuoto che sentivo crescere intorno a me, quel non senso delle cose, quell'aria di ingiustizia generale che si respirava e la ricerca disperata di capire cosa fossero i sentimenti, le amicizie, gli amori, il sesso. Io la chiamavo vita, tu lo chiamavi Dio. Eravamo amici, se posso dirlo. Già, amico di un prete, io. Io che non credo nemmeno in me stesso amico di un essere umano che credeva a tutto. Sciocco, o forse no. So che ho provato a superare i miei fantasmi, a buttare giù le mura costruite con forza in quegli anni di solitudine e tristezza senza senso. So che tu mi hai aiutato. So che te ne sei andato. Quel 18 febbraio di dieci anni fa te ne sei andato senza salutare, senza un ultimo consiglio. Senza un'ultima parole di conforto, senza che potessi vederci, seppur per breve tempo, insieme io e Lei. Te ne sei andato da colui che tu chiamavi Dio, e che io chiamo morte. Te ne sei andato lasciandomi fantasmi che a fatica ho cacciato. In mezzo a mura che in parte ancora mi circondano, e mi isolano da questo mondo. Mi hai lasciato cosi, senza un motivo, un perchè. Quei perchè fonte di tante mie domande su ciò che non vedo, e non credo, alle quali tu non hai mai risposto. Mi hai lasciato cosi. Quella maledetta strada ti ha portato via da tutto e tutti. E lasciandomi, hai portato con te anche una piccola parte di me. A dieci anni da quel 18 febbraio manchi ancora. E i ricordi lasciano spazio ad un'inconsapevole senso di vuoto nel profondo. Lasciandomi, hai permesso che perdessi la bussola più e più volte. Lasciandomi, non mi hai visto vivere gioie uniche. Quella maledetta strada ti ha portato via da tutto e tutti... Quel 18 febbraio, in quella sala operatoria, sono morto anche io. Sono morto nel momento in cui l'infermiera mi disse che già non eri più qui. Sono morto nel vederti in quella bara circondato dai fiori. Sono morto in mezzo a tutta quella gente al tuo funerale. E muoio ancora. Muoio ogni fottutissimo 18 febbraio, ormai da dieci anni. Muoio nel ricordo di sentirti ancora vivo.

domenica 6 febbraio 2011

Transizione

Non ho molta voglia di scrivere. In realtà, non ho più voglia di fare un cazzo. Mi spiego... Ormai non è una novità che stia passando ogni secondo del mio tempo a cercare lavoro. Che, forse, ho pure trovato. Più o meno. Ma oggi non ne parliamo. La cosa che mi preme dire oggi è che non ho voglia di fare nulla. Neanche uscire. Mi sta passando pure la voglia di fare un po il pirletta come al solito. Non ho voglia e basta. Sarà la primavera (si, con l'estate alle porte, ma vaff..) però dormirei e basta. Anzi, dormirei e andrei in palestra. Ho trovato nella palestra una valvola di sfogo pazzesca. Forse perchè in quei momenti sono solo con me stesso; mi misuro ogni volta in qualcosa; cerco di superare i miei limiti. Non sono diventato un malato della palestra, sia chiaro. E' solo che è l'unica cosa che mi stimola a fare, a provare. Comunque, penso che sia normale. Un momento. Una fase. Forse l'essere cosi in bilico tra l'insicurezza di un lavoro e la certezza di avere mille difficoltà nel trovarlo mi pone in una condizione nuova. A momenti di massima euforia ad una tristezza infinita. A momenti di isterismo completo ad altri invece dove accetto tutto con vergognosa passività. Boh, penso che tutto si possa risolvere nel momento in cui o trovo una donna o trovo un lavoro. Sono arrivato anche a fare Twitter. Anche se devo dire di essere sorpreso dal fatto che possa piacermi. Altro dato che va a confermare il fatto che mentalmente qualcosa si sta muovendo. E' un momento di transizione, che spero possa passare il prima possibile.

giovedì 27 gennaio 2011

Piangere

WOW! Meraviglioso... Vorrei, anzi, dovrei scrivere su molte cose. Su molte persone. Dovrei scrivere di più. Ed il tempo, volendo, ce l'ho. Stasera però non voglio scrivere di quanto sia difficile trovare lavoro in questa merda di città/paese/mondo se non sei nessuno; se sei solo uno stupido laureato in Chimica; uno dei tanti. E non voglio nemmeno parlare di quanto le persone possano essere false cattive egoiste schifose opportuniste merde. E nemmeno mi va di discutere sul difficile, se non assente, rapporto che ho con l'altro sesso. Potrei parlare dei progetti che in questi giorni mi son saltati in mente, di viaggi che vorrei fare, di quello che ho voglia di imparare, di studiare. Ma non mi va. Parlerò invece di un'altra cosa, che personalmente è qualcosa di talmente forte, di talmente nuovo che mi ha completamente spiazzato. E' successo qualcosa che, non so, è nuova. O meglio, non succedeva da cosi tanto tempo che nemmeno ricordavo come si facesse. Cosa facesse sentire. Come potesse colpirmi, liberarmi. Una cosa normale per le persone normali. Normali poi... Che cazzo vuol dire non lo so nemmeno io. Ma questa cosa che mi è capitata penso sia una cosa definibile "normale"; almeno, capita a molti. E di continuo. C'è chi lo fa a causa dell'amore. Chi per un dolore. Chi, al contrario, per una gioia. Chi perde qualcuno che ama lo fa. Lo fa anche chi trova qualcuno o qualcuna di nuovo da amare. Lo fanno padri, madri, figli, mariti, mogli. Lo fanno i single, i divorziati, le persone sole. Penso che lo facciano pure gli animali. Insomma, lo fanno davvero tutti. Tutti tranne me. O meglio, fino all'altro ieri tutti tranne me. Perchè finalmente è successo anche a me. E non succedeva da troppo tempo. La causa non so ancora adesso quale sia stata. Forse lo stress, la paura di quel che sto vivendo, il pensiero della morte che ultimamente aleggia nella mia testa. Non mi interessa, è successo e per almeno 2 minuti mi ha fatto stare bene. E ne sono contento.

venerdì 21 gennaio 2011

Angoscia

Ci siamo, l'ansia è arrivata. Certo, decidere di voler smettere di fumare proprio ora non è stata la scelta più intelligente della mia vita (ma fosse l'unica...). Comunque questo stato d'animo non dipende sicuramente dalla mancanza di nicotina. Un'altra mancanza, invece, è quella cosa che mi sta facendo male. E' vero, non son neanche dieci giorni che sono senza lavoro ma si sa come son fatto. Io non riesco a stare senza fare un cazzo. E la cosa che più mi spaventa, che mi mette l'ansia, è la totale assenza di alternative. Avessi avuto una figa e due tette probabilmente avrei fatto un giretto ad Arcore, visto che di questi tempi va di moda andar da quelle parti e sistemarsi a vita. Che schifo... Detto questo, il fatto che io qui non mi sia sentito mai a mio agio, e che tutto e tutti intorno a me facciano di tutto per farmi sentire "inadeguato" non è certo una novità. E ora più che mai la voglia di andare via, ma via veramente, si fa sentire. Mi piacerebbe andare in qualche posto caldo, lontano; trovare lavoro come cameriere, o barista, diventare amico e successivamente il figlio che non ha mai avuto del proprietario dell'attività e per qualche tempo trasferirmi in quel posto. Imparare quanto più possibile, innamorarmi, darmi da fare. Dopo qualche anno torno qui, vedo che le persone intorno a me sono tutte annegate in un mare di merda perchè in Italia finalmente è andato tutto a puttane (intendo in senso figurato, meglio chiarire) e ripartire per quel posto che si è rivelato la mia salvezza. E rimanerci per sempre, farmi una famiglia tutta mia e mettere su un'attività tutta mia. Fanculo alla laurea, fanculo la cultura, fanculo ai soldi. Si, penso che un giorno ce la farò. Penso di esser destinato a fare qualcosa di simile, prima o poi. Ma non oggi. Oggi è ancora nebbia, freddo, tristezza. Oggi è ancora disoccupazione, angoscia, paura. Oggi è ancora raccomandati, soldi, vergogna. Oggi è ancora Pavia. E l'ansia intanto continua a cresce.

venerdì 14 gennaio 2011

Ricordi

Ci sono momenti dove non si ha proprio voglia di fare un emerito cazzo. Ecco, oggi è quel tipo di giornata. E che si fa, se non si è svaccati sul proprio letto a dormire o sul divano a guardare il nulla più assoluto della TV? Si gira in internet... Ed è proprio quello che sto facendo ora. E girando ad minchiam, trovo uno dei 1234 blog aperti nel passato. Rileggo un po di post, alcuni veramente catastrofici, altri pieni di ideali che forse ora non ci sono più. Troppe cose son successe, troppi eventi, forse, hanno cambiato troppe cose. Trovo il post scritto a mio nonno, che ancora mi commuove nel  leggerlo. E poi trovo il post che racconta quella che credevo essere la giornata più bella, più realizzante della mia vita. Non anticipo nulla, lo riporto esattamente come quando è stato scritto, Lunedi 28 settembre 2009. Non è proprio tantissimo tempo fa, ma perdio, come son cambiate nella mia testa tante cose. E altre dovranno per forza cambiare ora:
<Dottore, dottore, dottore del buco del cul! Vaffancul! Vaffancul!...> Da quanto tempo aspettavo che mi venisse cantata una canzone del genere lo sò solo io. E finalmente è arrivato. Ma ricordo le cose più belle ed importanti della giornata. Allora, ora lo posso dire, me la stavo facendo sotto! Ma credo sia normale; sicuramente l'avevo preso in considerazione. Quello che non avevo considerato è che sarebbe, come è stato, la giornata più bella della mia vita. Perfetta, meglio di quanto potessi auspicare. Grazie a tutti, nessuno escluso. Per un giorno, gli odi tra parenti, gli screzi con gli amici, l'imbarazzo generale dovuto alla situazione in sè, sono stati cancellati. E' stato tutto bellissimo. Imbarazzante la mia esposizione durante la seduta di laurea anche se, alla fine, merita di essere ricordata. Memorabile sarà il momento della mia proclamazione, durante il quale mi scappa un "MA MINCHIA!" in faccia alla commissione quando il Presidente di Facoltà mi comunica un voto che mai mi sarei aspettato. E i filmati lo provano in pieno. Meravigliosi i miei amici venuti a sentirmi,tutti, ed in particolare F., che ha reso viva e divertente nel modo giusto la giornata con striscioni e canti vari; anche per aver sopportato le mie nonne, azione non da poco! Fantastico anche vedere le nonne cantare la canzoncina sopra citata con le lacrime agli occhi. Commovente la faccia dei propri genitori durante la mia presentazione, un viso pieno di orgoglio e felicità. Ho reso orgoglione molte persone quel giorno. Anche chi non c'è più... Gratificante il ricevere congratulazioni da tutti, anche da chi meno ti aspetti o proprio non immagini. Perfetta anche la complicità degli ultimi tempi con mio fratello, L., che mi ha aiutato molto in diverse situazioni, soprattutto quelle "informatiche". Ed infine, ora lo posso dire, la sensazione indescrivibile che provo ora nell'essermi realizzato, nell'aver concluso qualcosa, la cosa più importante affrontata finora. Mi sento come rinato, credo di poter dire di essere un altro. Ho ritrovato quella fiiducia in me stesso, cancellando i periodi brutti, le persone sbagliate, i momenti di sconforto. Davvero, grazie a tutti; ed ovviamente, grazie a me. Ora posso dire di essere Dottore, sono un Dottore. Non farò visite, ne prescriverò farmaci ma, sono DOTTORE cazzo!

giovedì 13 gennaio 2011

Compleanno

Ma quanto può essere bello, allegro, divertente onorare una festa che già mi sta sul cazzo come il compleanno con l'ultimo giorno di lavoro? Già, perchè da oggi sono ufficialmente un disoccupato. Qualcuno dice bamboccione; io dico disperato. Comunque l'ironia di fare i 26 anni (già, 26...) e di rimanere disoccupato, senza uno straccio di certezze in niente, è veramente qualcosa che mi colpisce. L'ironia del mondo reale supera enormemente la mia ironia personale. Io odio il mio compleanno, chi mi conosce lo sa. Odio l'idea di festeggiare un giorno che ti rende più vecchio, che ti obbliga a pensare che tutto è destinato a cambiare e a finire in irrimediabilmente. Il compleanno risalta la mia paura della morte. 26 anni e non avere nulla a cui affidarsi, su cui porre delle basi per qualcosa, qualsiasi cosa, è veramente brutto. Molti diranno "sei ancora cosi giovane!", altri invece diranno "alla tua età io ero già sposato". Io dico solo una cosa. Riguardo al fatto che molti sono fidanzati/sposati/con figli alla mia età mi sta bene, scelte loro. Ma per favore, lasciatemi vivere. E poi son cose personali, insomma. Mentre invece per il fatto del lavoro, cosa a mio parere al momento più importante, riporto un raccconto trovato per puro caso su internet e che mi ha particolarmente colpito. E mi ha colpito per la reale tristezza che racconta, della povertà di occasioni che ci sono oggi, dello sfruttamento nudo e crudo della persona. Si intitola "Breve Storia di una Generazione":
Eravamo ragazzi e ci dicevano: “Studiate, sennò non sarete nessuno nella vita”. Studiammo.
Dopo aver studiato ci dissero: “Ma non lo sapete che la laurea non serve a niente? Avreste fatto meglio a imparare un mestiere!”. Lo imparammo. Dopo averlo imparato ci dissero: “Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere?”. 
Ci convinsero e lasciammo perdere. Quando lasciammo perdere, rimanemmo senza un centesimo. Ricominciammo a sperare, disperati. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo grandi, con troppa esperienza e troppi titoli. Finalmente trovammo un lavoro, a contratto, ferie non pagate, zero malattie, zero tredicesime, zero Tfr, zero sindacati, zero diritti. Lottammo per difendere quel non lavoro.
Non facemmo figli - per senso di responsabilità - e crescemmo. Così ci dissero, dall alto dei loro lavori trovati facilmente negli anni ‘60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: “Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia”.
E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre. Ci riproducemmo e ci dissero: “Ma come, senza una sicurezza nè un lavoro con un contratto sicuro fate i figli? Siete degli irresponsabili”. A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo. Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente a casa.
Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, il “Sistema Italia” fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra. 
Allora ci dissero: “Ma perchè non avete fatto nulla per impedirlo?”. A quel punto non potemmo che rispondere: “Andatevene affanculo!
... ah, e buon compleanno!

martedì 4 gennaio 2011

Lavoro

Ecco che ci risiamo. Scattano le prime menate mentali e non a causa di una probabile situazione di disoccupazione. Ho 25 anni, anzi, ormai 26, e ho cambiato più lavori che paia di mutande. Per chi non lo sapesse, in tempi da matricola universitaria ho girato diversi call center (due, ma anche tre per essere precisi) lavorando più o meno in regola. Poi qualche lavoretto come inventario in qualche supermercato nella zona ed infine tre mesi di lavoro durante il periodo di tirocinio della laurea. Inoltre c'è stata un piccola parentesi presso una ditta farmaomicideutica dalla quale a causa della mia morale di merda son scappato subito per finire con quello che per ora è il mio lavoro: scaffalista al Carrefour. Anche li, ho girato diversi reparti ed, ultimamente, pure ipermercato. Ora, mi sono sempre sbattuto in tutto ma devo dire che stavolta non ne ho più voglia. Son stufo di accettare lavori avvilenti, son stufo di avere a che fare con gente incompetente, son stufo di non avere certezze mai, son stufo di non avere mai ferie, son stufo di sopportare per niente, son stufo di sentirmi dire "è un periodo nero", son stufo che chi mi dice "è un periodo nero" poi lavora perchè è un raccomandato di merda, son stufo. Ed il sapere che tra qualche giorno sarò a casa, ancora, perchè l'azienda ha deciso di tagliare i costi (ma non le teste di cazzo) mi fa girare ancora di più le balle. E stavolta non sò se avrò la forza di reagire subito, perchè son veramente stanco. Ho dato fin troppa priorità al lavoro; un lavoro che non mi merita. Quindi manderemo giù anche questo merdone e vedremo cosa fare. Son stufo anche di elemosinare lavoro. Un qualsiasi tipo di lavoro. Perchè ormai si tratta di elemosinare e basta. Tristezza.

domenica 2 gennaio 2011

Felicità

... E vogliamo dire che tutto va bene? E diciamolo... Perchè si, va tutto bene. Perchè sono tornato a Pavia a lavorare (ed esserne felici già fa capire molte cose), perchè mi sono ubriacato come volevo per capodanno facendo quel cazzo che mi pareva, perchè finalmente prenderò uno stipendio da signore, perchè sto organizzando un viaggetto che chissà mai se farò, perchè comunque in fin dei conti non me la passo male. Diciamo che c'è di peggio, toh. Non ho debiti, non ho morti sulla coscienza, non sono in mezzo ad una strada. Ottimi motivi per i quali essere tesi e forse un pelo preoccupati; ma non è il mio caso. C'è però una piccola cosa da dire, un piccolo quesito da porre: fino a quando mi andrà bene questa fittizia felicità? Mi spiego... Il fatto di avere un lavoro che, diciamolo, è obiettivamente poco stimolante per uno come me; il non avere nessuno a fianco tranne qualche amico che comunque sta cercando di farsi giustamente una vita propria; questo blocco nel buttarsi a conoscere gente nuova, di intraprendere seriamente strade di un certo tipo, di una certa elevatura mentale e non solo, anche sentimentale... Perchè si, la mia non è una vera felicità. E' solo una triste e patetica accettazione della realtà. La felicità è ben altro, ne sono consapevole. E allora che fare?... Semplice, provarci. Quest'anno voglio iniziare l'anno con un solo buono proposito. Non le solite cazzate di sempre tipo essere buoni con tutti o essere più egoisti o bla bla bla. Il mio solo proposito quest'anno sarà cercare di imparare ad essere felice. Non importa come o con chi. O con cosa, conoscendo i miei gusti in fatto di donne. Imparare solo ad essere felici. Felici nel provare a vivere in tutto quello che farò, che avrò seriamente voglia di fare. E' passato il periodo di ansie, menate e paure. Non c'è più tempo ormai; è tempo di essere felici. O almeno avvicinarsi a qualcosa di simile. Felici!