martedì 1 marzo 2011
Africa
Non ricordo di preciso quando è nata questa sensazione. Questo senso di vuoto, di insoddisfazione perenne verso tutto e tutti. Questo sentirsi fuori luogo sempre e comunque. Ho dimostrato molte volte che io mi sento estraneo a questo mondo. Mi sono chiesto spesso dove sbagliassi, cosa non capivo. Alle elementari non giocavo a calcio come gli altri bambini normali. Non andavo all'oratorio a vivere le esperienze di quell'età. Alle medie non uscivo con i ragazzi del quartiere. Alle superiori non ho mai sviluppato delle vere amicizie con le quali poter condividere vacanze, giochi, esperienze. All'Università non andavo alle feste del mercoledì sera. Insomma, io non mi sono mai veramente omologato a ciò che viene definita "la normalità". Ovvio, mi sono divertito lo stesso, ho coltivato e maturato amicizie anche se non in maniera veramente profonda. Ho avuto ragazze con le quali ho condiviso qualcosa che, però, non chiamerei amore. La verità è che ha sempre vinto quello strano senso di estraneità che provavo nel rapportarmi con il mondo. E mentre, inconsciamente, vivevo questa cosa nasceva una voglia, una curiosità, un sogno che mai come adesso sento battere dentro di me. Ho fatto una promessa a me stesso, perchè mai come ora sento urlare dentro la mia testa solo una parola. Solo una voglia. Un senso, un'emozione che spinge dentro la mia testa come mai è stato. Come un terremoto mi smuove le idee. Mi smuove l'anima. Una parola che evoca sacrificio fisico, spirituale e mentale. Forse l'unica cosa che oggi potrebbe darmi un senso. Farmi sentire vivo come mai lo sono stato. Un luogo, un continente che da sempre mi affascina. Mi spaventa. Mi stimola. Mi chiama. E stavolta potrei non ignorare quelle silenziose sillabe urlarmi dentro il cuore. Potrei rischiare come da sempre mi auguro di fare. Potrei piangere, e ridere, con la sincerità che spesso vado sbandierando in faccia alla gente. Il richiamo di una natura selvaggia. Il richiamo di una dimenticata umanità. Il richiamo dell'Africa...
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