venerdì 25 febbraio 2011

Rita

Capita di uscire con persone che ormai non fanno più parte della tua vita. Ognuno sceglie la sua strada, ognuno vive le sue esperienze. Ma capita a volte che le vie si possano rincontrare, anche solo per una cena. Quelle cene che 90 volte su 100 fanno cadere le balle ricordando come si era. Forse anche un po' squallido. Però hanno la capacità di farti pensare, di farti ricordare. Ai momenti tristi, ai momenti felici. Ed è stato cosi, che discutendo, parlando e ricordando mi è tornata in mente quella lontana estate... Luglio 2002, Tirrennia. Vacanza coi genitori al mare. Io le odiavo. Odiavo andare via coi miei genitori. Mi sentivo grande, volevo fare le cose da solo. Volevo andare da solo. Dio solo sa come rimpiango ora quei momenti insieme. Entrammo nell'albergo dove venivo a forza trascinato in quanto volevo tornarmene a casa a chiudermi di nuovo nella mia  stanza a non vivere. Ma quel colonnello di mia madre riusciva con un solo sguardo a spostarmi fisicamente facendomi tacere. Ero vestito come uno zingaro: pantaloncini cortissimi che rimarcavano la mia condizione di "scheletro con la pelle" ed una tristissima maglietta dell'Inter di Vieri, numero 32. Ero veramente una tristezza da vedere. Eppure... Ci diedero la stanza e salimmo. Dentro di me pensavo che quella cosa non sarebbe durata per sempre, solo 15 stupidi e inutili giorni.Dovevo solo avere un po' di pazienza, e anche quella condanna sarebbe finita. Come mi sbagliavo... Arrivava la sera, ed essendo un villaggio si facevano i terribili "balli di gruppo". Ovviamente io cercavo di scappare il più lontano possibile da quelle cose. Un po' per non vomitare la cena nel vedere certi ballerini, miei compresi,fare i pirla tra il "coccodrillo come fa" e "la banana dov'è", un po' perchè realmenente odiavo, e odio, quelle cose. Ricordo di essere finito dietro l'albergo, nel posto più buio e isolato possibile. E li, in 2 minuti, il mio mondo stava per essere stravolto. In quel momento, in quel preciso istante è arrivata Lei. E mi spaventòpure visto lo spiccato accento a me sconosciuto e il vocione da donna di carattere. Ricordo ancora il suo saluto: "Ciao principe, come te chiami?". Io un po' per timidezza, un po' perchè non ci stavo capendo, ne vedendo nulla a causa del buio, cercavo una via d'uscita. Ma poi mi girai, e la vidi. Non voglio descriverla, voglio dire che era la cosa più bella che avessi visto fino a quel momento: i suoi ricci biondi e gli occhi azzurri come il cielo in quel momento non mi fecero capire più nulla. Si iniziò a parlare, mi disse che mi aveva notato per la maglietta di Vieri (da buona Laziale); si iniziò a ridere, parlando dei sui modi un po' bruschi nel dire le cose. Si iniziò toccarsi, scoprendo un mondo sconosciuto ad entrambi. Passammo giorni stupendi insieme, come mai avrei pensato di passare. Si formò anche un bel gruppo di amici, che tutt'ora sento anche se con quale obiettiva fatica. Lei mi diceva "te vojo bene" e io pensavo che non fosse giusto giusto, che quella cosa sarebbe durata solo 15 giorni e basta, che non era il caso. Da buon pirla quale sono,riuscii a rovinare tutto per qualche giorno. Paranoie, paure, ansie erano e sono i miei fidati compagni di vita. Ma con l'appoggio dei nuovi amici, e di altri svariati personaggi la riconquistai. E passai la vacanza più bella della mia vita. Al ritorno verso casa, piansi nel bagno dell'autogrill,  nella consapevolezza che non ci saremmo mai più visti ne sentiti. Non so se posso dire di aver amato, forse no. Ma era qualcosa di forte, di molto forte quello che mi legava a Lei e a ciò che siamo stati. Ho amato me in quel momento, ho amato il mare... La cena prosegue e ci si ricorda di quando a 16 anni ci si divertiva. O meglio, si era più spensierati. Ci si saluta, ci si promette di rivedersi chissà quando e alla fine si torna a casa esattamente come prima. Quella sera, poco prima di addormentarmi, posso dire di aver avuto per ben 5 minuti un sorriso scemo stampato sulla faccia. Ricordare quelle emozioni, sensazioni, luoghi e persone mi ha regalato uno spicchio di reale felicità, di vero amore. Di veri sentimenti. Ecco quello che davvero mi manca da molto, molto tempo. Mi sono addormentato con una malinconica felicità di ieri, ed una speranzosa tristezza del domani.

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