Ma quanto può essere bello, allegro, divertente onorare una festa che già mi sta sul cazzo come il compleanno con l'ultimo giorno di lavoro? Già, perchè da oggi sono ufficialmente un disoccupato. Qualcuno dice bamboccione; io dico disperato. Comunque l'ironia di fare i 26 anni (già, 26...) e di rimanere disoccupato, senza uno straccio di certezze in niente, è veramente qualcosa che mi colpisce. L'ironia del mondo reale supera enormemente la mia ironia personale. Io odio il mio compleanno, chi mi conosce lo sa. Odio l'idea di festeggiare un giorno che ti rende più vecchio, che ti obbliga a pensare che tutto è destinato a cambiare e a finire in irrimediabilmente. Il compleanno risalta la mia paura della morte. 26 anni e non avere nulla a cui affidarsi, su cui porre delle basi per qualcosa, qualsiasi cosa, è veramente brutto. Molti diranno "sei ancora cosi giovane!", altri invece diranno "alla tua età io ero già sposato". Io dico solo una cosa. Riguardo al fatto che molti sono fidanzati/sposati/con figli alla mia età mi sta bene, scelte loro. Ma per favore, lasciatemi vivere. E poi son cose personali, insomma. Mentre invece per il fatto del lavoro, cosa a mio parere al momento più importante, riporto un raccconto trovato per puro caso su internet e che mi ha particolarmente colpito. E mi ha colpito per la reale tristezza che racconta, della povertà di occasioni che ci sono oggi, dello sfruttamento nudo e crudo della persona. Si intitola "Breve Storia di una Generazione":
Eravamo ragazzi e ci dicevano: “Studiate, sennò non sarete nessuno nella vita”. Studiammo.
Dopo aver studiato ci dissero: “Ma non lo sapete che la laurea non serve a niente? Avreste fatto meglio a imparare un mestiere!”. Lo imparammo. Dopo averlo imparato ci dissero: “Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere?”.
Ci convinsero e lasciammo perdere. Quando lasciammo perdere, rimanemmo senza un centesimo. Ricominciammo a sperare, disperati. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo grandi, con troppa esperienza e troppi titoli. Finalmente trovammo un lavoro, a contratto, ferie non pagate, zero malattie, zero tredicesime, zero Tfr, zero sindacati, zero diritti. Lottammo per difendere quel non lavoro.
Non facemmo figli - per senso di responsabilità - e crescemmo. Così ci dissero, dall alto dei loro lavori trovati facilmente negli anni ‘60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: “Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia”.
E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre. Ci riproducemmo e ci dissero: “Ma come, senza una sicurezza nè un lavoro con un contratto sicuro fate i figli? Siete degli irresponsabili”. A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo. Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente a casa.
Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, il “Sistema Italia” fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra.
Allora ci dissero: “Ma perchè non avete fatto nulla per impedirlo?”. A quel punto non potemmo che rispondere: “Andatevene affanculo!
... ah, e buon compleanno!
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