sabato 19 marzo 2011
Primavera
E' arrivata la primavera. Lo sento nell'aria, lo sento sulla pelle. Lo vedo nel cambiamento che molto presto avverrà dentro e fuori di me. Lo sento nelle voci che viaggiano dentro di me consigliando alle mie due parti che delle due se ne deve andare. Ma arriviamo al concreto. La bella notizia e che con tutta probabilità tornerò ad avere presto una lavoro. Un lavoro in una ditta chimica. Un lavoro che, in teoria, sarebbe bellissimo. Già, in teoria. Perchè le cose non vanno mai come si vorrebbe. E non lo dico per il mio perenne senso di insoddisfazione. Una mansione che non mi appartiene, dalla quale so che non potrò migliorare, o cambiare. A meno di un licenziamento; le regole, la ditta, le ha dichiarate chiare. Ed io ho accettato. La verità è che è sempre tutto così fottutamente difficile e così poco gratificante. Così fottutamente leggero, superficiale. Ma stavolta ho intenzione di prendere le cose diversamente. Per prima cosa provare, si sa che non sempre le cose vanno così male come si teme. E nel caso, adeguarmi perchè lo stipendio fisso al mese a queste condizioni non fa poi così schifo. Ma cosa più importante, nel momento in cui arriverò ad accettare un lavoro simile, una parte di me diventerà completamente ostile a certe favoritismi, a certe persone. A certe situazioni. A certe persone. Arriverò veramente a non sopportare più non le ingiustizie, ma quello che queste provocano agli altri ed i vantaggi che sempre questi vanno a guadagnare. Forse sarà invidia, ma non sono perfetto. Non l'ho mai detto. Mi conosco, e questa situazione o mi farà crollare del tutto o mi cambierà radicalmente. E non saranno lasciati superstiti per strada. Perché se a 26 anni finalmente ho capito che la vita è una merda, che puoi impegnarti finché vuoi, puoi piegarti finché vuoi e puoi essere onesto e corretto finché vuoi ma, se nasci niente così rimani per sempre, bé, allora preparatevi. Perché conosco le mie reazioni quando il cambiamento non è più una scelta personale ma un'esigenza ambientale. Perché conosco quanto sto male dentro nel vedere che mi passano davanti stronzi che non valgono nulla. Perché conosco quello che penso quando raggiungo la consapevolezza che la merda è ovunque, e gli stronzi che la cagano non sono poi così lontani. Detto questo, la mia fortuna, o sfortuna, è che comunque sono una persona principalmente sola, senza legami fissi, senza particolari vincoli personali. Quindi sarà tutto più facile ricominciare di nuovo da zero, con un nuovo lavoro, nuove idee, nuove persone. Il difficile lo ritroverò nell'instaurare nuovi rapporti, perché vuoi per motivi di età, o semplicemente interessi, quella gente non centra nulla con me. Ma voglio vedere lo stesso questo cambiamento come un cambiamento generale anche in questo campo. Io devo essere meno selettivo. Meno riflessivo e più pratico. La solitudine è una condizione mentale e fisica che va contro natura. E come tale va accettata e, nel mio caso, migliorare questa situazione è ora un obbligo, non una scelta. Come d'obbligo è l'idea di lasciare la propria casa, staccarsi dall'unica cosa che oggi è una certezza. La famiglia. Ma questa è un'altra storia.
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